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Apprendere la lingua italiana a Roma

Il  19 marzo in italia, come in molti Paesi di tradizione cattolica cristiana, nel giorno si festeggia la festa del papà. Non più festivo dal 1977 (ma alcune proposte politiche ne vorrebbero ripristinare l’ufficialità)  coincide con i festeggiamenti di S.Giuseppe, il cui ruolo, secondario ed alquanto anodino rispetto alle faccende, drammatiche, eclatanti, inspiegabili, della Bibbia è essenzialmente quello di padre, sì, ma putativo, adottivo diremmo ora.  Ripercorriamone velocemente i tratti con lo sguardo d’oggi. E’ un uomo anziano, vecchio per l'epoca rispetto ad una Maria, adolescente sedicenne. Ad unire  i due interviene un matrimonio dall’aria riparatrice, in quanto al momento delle nozze, la ragazza è già incinta (Maria, peraltro, avrà ancora altri figli , dando credito ai diversi accenni nei vangeli apocrifi). Vecchio e presumibilmente con poche forze, uomo giusto, Giuseppe, è provvisto di fluente e bianca barba e di parziale calvizie, per ciò lo riconosciamo, nelle immagini, in quanto tale. Un padre modesto e spirante rassegnazione. Rassicurante forse, che non troppo si mostra, ma che c’è, secondo un modello di famiglia patriarcale che dalla notte dei tempi arriva ancora fino a noi. E che, come tutti i padri, custodi dei valori familiari, pretende rispetto e sottomissione, anche senza la necessità di una manifesta imposizione  (Gesù Cristo, [che] volle essere chiamato figlio di Giuseppe ed essergli sottomesso come un figlio al padre […] / Martirologio Romano, 19 marzo, n. 1). Di mestiere fa l’artigiano, falegname, e lavora di pialla, raspa, chiodi e martello.   E se qualcosa traballa, ecco un cuneo, ecco una zeppa, tutto riprende il  giusto equilibrio. Non guadagna molto, ma si arrabatta, e in Egitto, dopo la fuga si ingegna a vender frittelle per mantenere la famiglia.  Insomma, l’uomo giusto! In Sicilia è particolarmente festeggiato, e la ricorrenza cristiana si associa a tradizione popolare fatta di ospitalità e di cucina, che vede alcuni paesi allestire tavolate gastronomiche all’aperto per i poveri e lo scambio di piccoli pani tra la gente, con la presenza di tre ospiti speciali, che nel numero riportano a la mente la biblica famiglia e la supposta "Trinità". Per l’occasione, poi, si sfornano dolci tipici, sia in ricordo delle frittelle, che degli strumenti del mestiere: le zeppole (dal Vocabolario Garzanti = zeppa, cuneo) realizzate con pasta simile ai bignè, di forma schiacciata, che possono essere fritte o al forno; al di sopra crema pasticcera e marmellata di amarene spingono anche noi verso il fatidico numero e a mangiarne almeno … tre !!

Carmela Marocchini