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Apprendere la lingua italiana a Roma

L’italiano, lingua musicale, si distingue  per le mille sfumature di suono, significato e senso: le parole sono un ballo di donne che si tengono per mano. Difficile dare identità certa a un termine, così compagno di un altro. Si abbracciano e si stringono tra loro: è il caso di Sentire, Udire, Ascoltare, verbi del corpo, che ci aprono al mondo in modo diverso: Sentire usato scambievolmente al posto di Udire, ma il contrario no, nella maggior parte dei casi. Così, il primo viene dato per “generico”, nel senso, evidentemente, di “generale”… E senso è direttamente legato a sentire, e ugualmente sensazione e sentimento. Dunque quel percepire non si rivela “generico”, ma si mostra unitario, di fisico e di psichico, l’insieme che ci fa umani. Non ti sento, diciamo a qualcuno che “non ci sta”, la cui voce non ci “risuona”, non è presenza vera, intensa. Attraversa l’apparato uditivo ma il corpo non freme, l’emozione non c’è. O è il nostro “non sentire” l’altro, anaffettività che ci rende pietre?  L’ “udito”, direttamente legato al suo verbo, resta nel fisico dei nostri cinque sensi. E Ascoltare? L’etimologia indica auris, orecchio, che sembra pratica del “prestare attenzione”, ancor più ”fredda”. In medicina si traduce in auscultare un paziente, per udirne la rispondenza toracica al battere delle dita.  Così il ragionamento…ma il primato lessicale si arrende ad un Leopardi che, Odo augelli far festa, riempie il verbo Udire di “romorii”, canti, gridi, tintinnii, stridii, suoni e colori che fanno la vita al sole che splende e Si rallegra ogni core (poesia Passata è la tempesta)
Carmela Marocchini