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Apprendere la lingua italiana a Roma

Il 23 giugno 2015 il Palazzo ha compiuto la bellezza di 135 anni. La storia inizia da un felice e non del tutto casuale connubio Sicilia/Piemonte, con Annunziata,intraprendente ragazza palermitana, e Giacomo, cuneese di Saluzzo. Siamo intorno al 1876: Roma Capitale é una città in movimento, terra di conquista e sviluppo, di grandi occasioni e ricchezza per i più spavaldi. In particolare i piemontesi sono quelli che osano. I nostri ebbero l’occhio lungo (in grado cioè di avere una visione panoramica di ciò che accade ) e nel 1880 aprirono in via IV Novembre, forse al civico 155, un punto vendita di birra e ghiaccio. E grattachecca, ghiaccio tritato e sciroppo, invenzione tipicamente romana. La salita di via IV Novembre, snodo di passaggio obbligato per le carrozze in transito fra Viminale, Esquilino e Quirinale, all’epoca zone in notevole espansione, era l’ideale per il successo di un’attività commerciale come quella. Giovanni Fassi, fratello di Annunziata, era divenuto, alla morte del padre (1902), gelatiere della casa reale e dell’aristocrazia e con il sorbetto-gelato (poi soltanto gelato) conquisterà, di lì a poco, Roma. L’anno dopo, infatti, a 23 anni, personaggio già noto e ben introdotto a corte, ha tuttavia il coraggio di opporre un bel rifiuto che gli cambia la vita:  un’ordinanza reale proibisce a tutto il personale addetto alle cucine di portare barba e baffi. Giovanni ai suoi baffi ci tiene e si licenzia! Porta con sé tecnica e sapere ed apre una serie successiva di locali: in via S.Agnese in Agone, il Caffè-gelateria Nino all’Agonale; nel 1910, in via Piave, (dove la moglie Giuseppina, non da meno in quanto a fantasia, inventa Ninetto, il gelato con lo stecco), che vede anche i palati di D’Annunzio, Trilussa, Beniamino Gigli, Ruggero Ruggeri, Amedeo Nazzari, Clara Calamai, Tito Schipa, e, sembra, Eugenio Pacelli (papa Pio XII); infine nel cuore del quartiere Esquilino, in Via Principe Eugenio 65, dove é inaugurato, l’11 maggio del 1928, Il Palazzo del Freddo, Fabbrica artigianale del gelato che Il Messaggero commenta quale …maestoso stabilimento …. tutto costruito in marmi di Pietrasanta, con un impianto frigorifero, preciso, mirabile, con un laboratorio alla vista del pubblico, nitido, tutto splendente di luci, elegante negli arredi, stupendo per l’eleganza severa delle linee e del mobilio. Siamo già in pieno fascismo e i Fassi distribuiscono gelato, tra gli altri, a Mussolini, Vittorio Emanuele III e Adolf Hitler, che commissiona torte con la svastica, ovviamente! Nello stesso anno, Giovanni Fassi usa per primo il ghiaccio sintetico per confezionare i gelati e trasportarli fuori dai congelatori per diverse ore. Così, grazie al Telegelato, Pietro Badoglio, governatore della Libia nel 1934, se ne porta casse anche nella caldissima Africa. Passa il tempo e durante la Guerra, i tedeschi requisiscono un albergo vicino e  spesso si ritrovano dai Fassi per prendere un gelato, ascoltare musica o bere un tè. Gli americani poi esagerano: la Croce Rossa statunitense requisisce addirittura il Palazzo per produrre il gelato per le truppe, dal luglio del 1944 fino al 1946. Tra citazioni letterarie e filmografiche (Michelangelo Antonioni vi gira nel 1982 alcune scene di Identificazione di una donna), la tenacia imprenditoriale continua negli anni ed apre altre sedi in Italia e all’estero, in Usa, in Cina,  nel SudCorea. Oggi però il Sampietrino e il Tramezzino, invenzioni dei Fassi, non parlano più italiano. Il colosso coreano del cibo Haitai Confectionery and Foods Co. ha rilevato una partecipazione pari al 100% del capitale sociale di «Palazzo del Freddo Giovanni Fassi», con un obiettivo: portare a 300 i punti vendita nel loro Paese e aprirne altri 200 nel mondo.
Però, Romani, tranquilli. é sempre un gelato coi baffi (cioè eccellente, superlativo) !!

 

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